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Ecco come una Fondazione di Ricerca dei Materiali Tossici scoprì i rischi ed i pericoli insiti negli impianti metallici in titanio


 

Nessuno vorrebbe mai perdere un dente, ma se si arriva a questo, possono davvero essere accettabili, con una buona estetica ed una corretta funzione, i denti impiantati al paziente?

Certo che sì; cioè attraverso delle corone e dei ponti o tramite l’ormai popolare pratica degli impianti dentali. Infatti, tali dispositivi sono posizionati nell’osso mascellare per tenere in posizione le protesi e le corone e sono quasi sempre di titanio (ma ve ne sono anche in acciaio inossidabile…..).

Ma questa pratica è davvero sicura per il paziente?

Come citato da un ex professore dell’Università del Colorado, “qualsiasi cosa impiantata nell’osso creerà una risposta autoimmune. L’unica differenza, è il tempo necessario perché ciò avvenga”.

La T.E.R.F., ovvero la Toxic Element Research Foundation ha finanziato uno studio in cui sono stati volontariamente rimossi degli impianti ed è stata utilizzata la tecnologia dell’analisi del DNA per identificare i batteri nel tessuto osseo e nel sangue, direttamente adiacenti all’impianto estratto.

Più di una dozzina di diversi batteri anaerobici sono stati rilevati sia nei residui ossei sia sugli impianti metallici.

E sono state così identificate malattie gravi e potenzialmente associate all’esposizione alle tossine prodotte da questi terribili batteri anaerobici.

Gli esami del sangue hanno anche mostrato cambiamenti statisticamente significativi, relativi agli agenti “provocatori” immunitari, subito dopo che gli impianti sono stati rimossi.

IMPIANTI DENTALI – INNESTO OSSEO E METALLICO

Devi sapere che, gli impianti metallici sono la nuova “ancora di salvataggio” per l’odontoiatria perché, allor quando non sono state effettuate tutte le cure e le pratiche nutrizionali adeguate, i denti sono praticamente persi.

L’osso infetto attorno al dente “respinge” il dente malato, morto o morente ed il dente sosì cade da solo, ovvero un dentista eseguirà una devitalizzazione, oppure rimuoverà il dente per fermare il dolore.

Ora, cosa fare con lo spazio lasciato libero se il dente è stato rimosso o andato perso?

I ponti, permanenti o rimovibili che siano, in passato hanno riempito le casse dei dentisti ma, dal 1960, l’uso di impianti metallici è cresciuto esponenzialmente quale scelta migliore e più popolare per risolvere il problema.

Questa è una cosa buona o cattiva, oppure una via di mezzo? E’ di certo un bel quesito, cui non sapevamo rispondere….!

Allora abbiamo chiesto al dottor Douglas Swartzendruber, professore all’Università del Colorado: “Quanto sono sicuri gli impianti dentali?

Egli aveva supervisionato lo sviluppo di uno speciale esame del sangue per determinare se i materiali dentali fossero sicuri o meno, in base alla loro reattività immunitaria con il sangue.

La domanda riguardava specificamente i metalli che mostravano una “non-reattività al sistema immunitario”, presumendo che come impianti sarebbero stati accettabili.

La sua prima risposta fu sorprendente (ma forse la intuisci già.…):

Qualsiasi cosa impiantata nell’osso creerà una risposta autoimmune. L’unica differenza, è il tempo necessario perché ciò succeda” egli rispose.

Stai parlando di malattie autoimmuni?” Gli fu chiesto ancora….

Già, ma tali affezioni, non sono esattamente questo…, ovvero, una risposta autoimmune” egli rispose.

Siamo sbalorditi…., ma non sono proprio i test di compatibilità immunologica del siero a rendere i metalli così sicuri?

Usarli in bocca come corone o ponti andrebbe ancora bene; in effetti, tali protesi sono messe fuori dal corpo, per così dire, ma nel momento in cui impiantate qualcosa nell’osso, create una reazione “non-self” in cui il sistema immunitario capisce solo che <<voi (gli impianti o le ossa di cadavere) non siete registrati come ossa di questo corpo, quindi siete di un corpo estraneo e, pertanto, dovete essere rimossi al più presto>>“.

Questa risposta ha suggerito di aggiungere all’elenco dei materiali dentali e delle tossine batteriche, anche gli impianti dentali che, potenzialmente, possono generare problemi di salute.

Nel monitoraggio dei cambiamenti chimici nel sangue di quelle persone che hanno rimosso i loro impianti (insieme ad altri trasgressori del sistema immunitario…), la T.E.R.F. ha scoperto, dal punto di vista della emato-chimica, che c’erano due risultati assai comuni.

Le letture dei globuli rossi sono rimaste sul lato basso o sono precipitate.

La mancanza di recupero ha portato al sospetto che dei batteri anaerobici, potessero ancora sopravvivere in prossimità degli impianti.

Anche altri metalli “criminali”, quali: il mercurio, il nichel e l’alluminio, creano cambiamenti nella emato-chimica, ma non così come possono farlo questi particolari batteri.

Con il campionamento del DNA disponibile, la TERF ha esaminato l’osso ed il tessuto con un aspetto insolito attorno agli impianti.

Inoltre, si osservò che molti impianti erano difficili da rimuovere.

Perché avveniva tutto ciò?

Perché il corpo aveva formato uno “scudo” duro attorno a loro per limitare la quantità di tossine che venivano “pompate” nel flusso sanguigno ad ogni semplice atto masticatorio.

Inizialmente, si pensò che questo “osso duro” rappresentasse il “successo” di attecchimento dell’impianto stesso (osteo-integrazione). Una sorta di fusione simbiotica del pezzo artificiale con le ossa naturali.

Forse, un’estensione del concetto di mettere dell’osso di cadavere nei difetti ossei della mascella e mandibola….!

A questo punto, utilizzando l’identificazione del DNA, sia l’osso impiantato, sia i metalli impiantati, sono stati attentamente osservati per scoprire la presenza o l’assenza di batteri anaerobici.

Effettivamente, erano proprio i batteri anaerobici che la T.E.R.F. stava cercando!

Gli anaerobi vivono in assenza di ossigeno e sono molto più aggressivi dei batteri aerobici. Alcuni sono comuni nel vocabolario della maggior parte delle persone, ad esempio: “Botulismo” e “Tetano” sono due tra i più noti e possono essere davvero letali.

Di seguito sono riportati i risultati dei test del DNA, che utilizzano “tecniche analitiche a scacchiera“, per determinare la presenza di alcuni batteri anaerobi di base, ma probabilmente ce ne sono molti altri, perché quelli testati erano limitati a solo 85 degli anaerobi più comuni.

La sola e semplice attività dei microbi, ad esempio: la polmonite indotta dallo Streptococco o il Clostridium, il botulismo creato dal Botulino  o la difterite del Corynebacterium, può essere sufficiente per ridurre drasticamente la qualità della vita di uno sfortunato “ricevente“.

Qui di seguito vi sono le condizioni di malattia che sono comunemente associate alla presenza di alcuni batteri trovati negli impianti metallici e negli innesti ossei.

  • Cemella morbillorum – causa la meningite ed infezioni invasive acute del rivestimento interno dei vasi sanguigni.
  • Porphyromonas gingivalis – altera l’integrità del rivestimento endoteliale delle arterie.
  • Prevotella intermedia – contribuisce alle malattie cardiache, penetrando nelle cellule e nascondendosi così dal sistema immunitario e dagli anticorpi.
  • Staphilococcus anginosus – induce aggregazione piastrinica nelle valvole cardiache, causando problemi infettivi alle valvole cardiache.
  • Veillonella parvula – è un conosciuto germe patogeno correlato all’infezione nei seni ossei e del sistema nervoso centrale.
  • Strep constellatus – causa ascesso miocardico, restringimento del sistema ventricolare e grave gonfiore al cervello.
  • Prevotells melaninogenica – può causare infezioni quali ascessi e batteriemia nei siti della ferita (post chirurgici) del tratto genitale e nella malattia parodontale.

Questi batteri si trovano principalmente nel tessuto e nel sangue che circondano immediatamente gli impianti o all’interno dell’osso proprio, nonché nell’osso da “cadavere” di qualsiasi specie impiantato al paziente.

Non è stato mai rilevato che l’osso da cadavere impiantato si dissolvesse e/o si trasformasse in osso normale del portatore, come suggerito dai “bugiardini” delle ditte fornitrici ed a volte era di consistenza quale un “pezzo di corallo”, ma per lo più era solo “pastoso” ed infarcito di batteri anaerobici. Inoltre, non c’era mai attaccamento all’osso circostante.

L’altro risultato relativamente consistente riguarda le Porfirine, che sono un importante marker biologico.

Normalmente, quando le tossine dentali sono rimosse e l’interferenza è così eliminata, l’emato-chimica del paziente migliora e la produzione di ATP sale, mentre le porfirine urinarie scendono in pochi giorni.

Nel caso degli impianti, appena essi sono rimossi, l’escrezione di porfirina sale. Perché avviene ciò?

Si suggerisce che l’osso che circonda l’impianto, sia stato un serbatoio per l’incubazione di batteri tossici, ma ora un nuovo sistema vascolare può farsi largo, insieme ai globuli bianchi per eliminare il focolaio, espellendo così anche il suo contenuto tossico.

A sostegno di questo concetto, si è notato che le porfirine aumentano immediatamente e poi, in un periodo da 1 a 3 mesi, scendono definitivamente.

Questo concetto è aperto alla discussione; tuttavia, la presenza di veleni e tossine, non lo è affatto!

Infatti, 20 o più batteri anaerobi sono stati trovati in ciascun campione e la quantità del cambiamento o miglioramento, sembra essere in qualche modo correlata al numero di impianti rimossi.

CONCLUSIONE

Questo è il primo studio nel suo genere per rilevare se un paziente è esposto ad aggressione da parte di batteri anaerobici, potenzialmente letali, come risultato diretto del posizionamento di impianti dentali metallici o di osso non autologo (ovvero, da cadavere).

Il test del DNA ha dimostrato in modo definitivo che questi batteri anaerobici sono presenti nel sito dell’impianto e nei tessuti circostanti.

Inoltre, a questi batteri anaerobici sono state attribuite una miriade di gravi malattie.

Da queste osservazioni la Toxic Element Research Foundation, conclude che gli impianti dentali metallici in titanio sono pericolosi per i pazienti e che il loro uso deve essere interrotto immediatamente fino a quando non siano stati eseguiti studi a lungo termine per dimostrare che sono effettivamente sicuri.

Queste osservazioni suggeriscono, inoltre, che la professione odontoiatrica dovrebbe lavorare in congiunzione con le professioni di tossicologia clinica e biochimica, per rivalutare criticamente l’uso di impianti metallici, nonché l’inserimento di ossa di persone (o animali) ormai morte.

In assenza della sospensione del loro utilizzo, la T.E.R.F. ritiene che, come minimo, si debba eseguire un semplice test del sangue (il conteggio ematico completo o CBC) e ciò prima ed una settimana dopo l’impianto di osso o metalli artificiali o parti morte in un paziente, così che ci sia una indicazione di come il corpo stia accettando – o meno – il materiale neo impiantato.

N.B.: tratto da un articolo originale in lingua inglese della T.E.R.F., che puoi scaricare cliccando QUI

Maggiori informazioni al n°340-588.71.28

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