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Il sovraccarico metallico della saliva avviene anche attraverso le protesi e gli apparecchi con parti metalliche presenti in bocca!

A seconda della loro composizione, condizione, posizione e dimensioni, le protesi dentali metalliche rilasciano quantità variabili di metalli eterogenei nella saliva e nei tessuti circostanti, attraverso l’abrasione e la corrosione.

In casi isolati, questo può causare un’infiammazione locale o generalizzata delle gengive.

Poiché i metalli della saliva entrano nel tratto gastrointestinale per ingestione, è anche possibile l’irritazione delle membrane mucose del tratto gastrointestinale così esposte ai metalli pesanti.

Oltre alla sua azione locale, un’esposizione intestinale elevata e permanentemente ai metalli pesanti, aumenta il rischio di stress sistemico sull’organismo. Ad esempio, i carichi cronici dei metalli, sono ritenuti fattori scatenanti per lo sviluppo di molte malattie infiammatorie croniche.

Infatti, è ben dimostrato il rapporto con: stanchezza cronica, ipertensione e disturbi neurologici, per via della natura e dell’estensione dei sintomi, oltre all’entità del carico dei metalli ed alla suscettibilità individuale del paziente.

I metalli sono rilasciati nella saliva dall’abrasione e dalla corrosione delle protesi metalliche.

Questo può essere misurato facilmente mediante una “Analisi multi-elemento” della saliva.

Le possibili conseguenze includono la sensibilizzazione e gli effetti tossici.

Gli effetti del metallo tossico possono anche verificarsi con metalli risultati negativi al test LTT e possono agire sull’organismo attraverso due meccanismi. Da un lato, esposizioni molto piccole possono causare una reazione immunitaria di tipo IV, in caso di sensibilizzazioni individualmente esistenti (rilevabili tramite LTT).

L’attivazione immunitaria permanente, risultante da uno stress prolungato, può includere tutti gli aspetti dell’infiammazione cronica, come l’aumento dei processi infiammatori locali, delle reazioni autoimmuni e dell’affaticamento.

La diagnosi di allergia di tipo IV è facilmente rilevabile con il “Test di trasformazione dei linfociti” (LTT).

Allo stesso tempo, tuttavia, metalli quali: mercurio, cadmio e palladio, possono essere tossici anche a basse dosi ed inibire i processi metabolici cellulari.

Anche le loro concentrazioni molto basse (sub-tossiche), sono considerati già di rilevanza clinica potenziale, poiché l’esposizione multipla (anche da cibo ed acqua potabile…!), può potenziare l’effetto tossico di ogni singolo metallo.

Gli effetti tossici si verificano anche senza sensibilizzazione allergica.

Ciò significa che, da un lato, nel caso di risultati LTT negativi, è ancora possibile avere un carico tossico ma, d’altro canto, i carichi dei metalli tossici, possono avere anche un significato clinico nel caso di LTT positivo.

La rilevazione dei livelli di metallo rilasciati mediante analisi multi-elemento (MEA), fornisce informazioni importanti per la diagnosi delle reazioni di intolleranza in entrambi i risultati LTT positivi e negativi.

La scelta del tipo di saliva da utilizzare per i test, dipende da ciò che si sta cercando!

La saliva del mattino è utilizzata per il rilevamento sensibile della corrosione.

A causa del ridotto flusso di saliva durante la notte, gli ioni rilasciati si accumulano e sono presenti in una concentrazione superiore rispetto al giorno. Tuttavia, bisogna fare attenzione al bruxismo: il digrignamento notturno rilascia particelle di abrasione che, indipendentemente dalla corrosione, conducono ad ottenere alti livelli di metallo nella saliva del mattino.

La saliva ottenuta dalla masticazione del chewing gum, d’altra parte, serve per la rilevazione sensibile dell’abrasione meccanica delle particelle metalliche provenienti dalle protesi.

L’abrasione è stimolata da una gomma masticata per 10 minuti e, quindi, si raccoglie il campione di saliva. L’abrasione si verifica principalmente su leghe d’oro “morbide” ad alto titolo aureo e sull’amalgama d’argento e mercurio.

In pratica, si sceglie di utilizzare la saliva “combinata”, poiché la distinzione tra corrosione ed abrasione, spesso, non è il punto focale. Pertanto, in questo test, la saliva mattutina e la saliva da “chewing gum” sono immesse nel modo più uguale possibile nella stessa provetta di raccolta. L’analisi della saliva così “combinata”, fornisce una buona indicazione del carico di metallo totale a cui il paziente è esposto per via della propria saliva.

Tuttavia, i metalli rinvenuti nella saliva non sono solo quelli provenienti dalle leghe dentali!

Gli studi dimostrano che il rilascio di vari metalli nella saliva (alluminio, antimonio, bario, zinco), si può verificare anche con metalli provenienti dalla ceramica per protesi non ben sinterizzata (cotta in modo inadeguato) e dai punti di saldatura (argento, rame), oppure da alcuni cementi dentali.

Per quanto riguarda il rilascio dalle leghe metalliche, anche qui il pH della cavità orale è un fattore importante. Inoltre, va notato che i residui metallici prodotti dai materiali dentali (titanio, stagno) e dai cibi e bevande (ad esempio il bario nell’acqua potabile), possono essere misurati solo nella saliva mattutina. Inoltre, alcuni metalli sono contenuti come “leganti” elettrolitici fisiologici nella saliva stessa (rame, manganese, zinco, ecc.). Pertanto, repentini mutamenti dell’equilibrio elettrolitico, si possono anche sovrapporre al carico inquinante generato dalle protesi.

Spesso, l’indicazione per l’esame di un campione di saliva, non è generato dal sospetto di un’esposizione tossica immediata, ma dal risultato di un test allergologico positivo al cobalto (Test di trasformazione dei linfociti = SI 6,7).

A questo proposito, la domanda è la seguente: è possibile rilevare un rilascio di cobalto dalle protesi? Se si tratta di cobalto, deve essere scelta la saliva del mattino, non il test di masticazione del chewing gum.

In contrasto con la domanda di rilevazione del solo carico tossico, qualsiasi valore misurabile nella saliva è rilevante solo nel caso di una sensibilizzazione allergica già esistente. In conseguenza di questo risultato nella saliva, la protesi dentaria costituita da metallo non prezioso, dovrebbe essere rimossa, anche se la prova definitiva di un collegamento diretto con il metallo, può sicuramente essere fornita con qualsiasi test di laboratorio.

L’ICP-MS è il metodo analitico più sensibile per rilevare i metalli nella saliva!

L’analisi multi-elementi (MEA) che utilizza la “spettrometria di massa al plasma”, accoppiato induttivamente (ICP-MS), offre la possibilità di rilevare numerosi metalli contemporaneamente in un campione di saliva. La sensibilità è significativamente migliorata rispetto al metodo convenzionale di assorbimento atomico e si estende nell’intervallo di concentrazione ng/L.

Al fine di misurarlo, il campione di saliva è atomizzato in goccioline molto fini, che poi si decompongono nei loro elementi costitutivi, quando entrano in contatto con il plasma a gas argon caldissimo (8.000°C). Gli ioni metallici risultanti, sono quindi analizzati nello spettrometro di massa ivi collegato.

Hai sintomi generali (sistemici) dovuti ad un certo tipo di metallo?

Il carico sistemico sull’organismo è strettamente diverso dall’esposizione orale, poiché l’intestino assorbe solo una parte dei metalli provenienti dalla saliva ingerita.

La questione del carico sistemico di metallo, causato dalle protesi dentarie, si pone in particolare quando si sospetta una relazione causale con dei sintomi sistemici.

Poiché le protesi corrosive o altamente abrasive, sono una fonte permanente di esposizione, l’assorbimento sistemico dei metalli rilasciati è molto ben misurabile mediante le analisi multi-elementari nel sangue, nelle urine del mattino o con il test dell’EDTA.

Va notato che il carico sistemico, oltre che dalle protesi, potrebbe provenire anche da numerose altre fonti, ad esempio: dalla dieta, dall’acqua potabile, dall’aria respirata e da possibili fonti endogene (ad es. endo-protesi).

L’inquinamento da metallo può provenire da una gran varietà di fonti.

Le seguenti istruzioni hanno lo scopo di fornire indizi per l’identificazione delle fonti di esposizione individualmente rilevanti e per descrivere i possibili effetti biologici della contaminazione dovuta al metallo rilevato.

In linea di principio, si applica a molti metalli che attivano una reazione dose-dipendente nei processi infiammatori dell’endotelio e delle cellule immunitarie e dall’induzione dello stress ossidativo, che possono danneggiare le membrane cellulari, le proteine ​​ed il DNA.

N.B.: le seguenti istruzioni non pretendono di essere complete e non sostituiscono la valutazione clinica dei risultati di laboratorio da parte del proprio medico curante!

Arsenico: importanti fonti di esposizione sono; pesce, frutti di mare, alghe marine, incenerimento dei rifiuti, fumo di tabacco, frutticoltura, vino importato.

Gli effetti biochimici e sistemici sull’esposizione possono essere: l’arsenico inibisce la produzione e l’attività dell’ATP e blocca la riparazione del DNA (Gentry et al., Environ mol mutagenesis 2010; 51: 1-14).

Nickel: fonti di esposizione importanti sono; noci, banane, caffè, cacao, cioccolato, acqua potabile stantia, materiali dentali, leghe dentali per protesi, endo-protesi, gioielli, piercing, inchiostri da tatuaggio, cosmetici, coloranti tessili, posate, pentole, caffettiere, emissioni industriali di fumi, polvere di toner delle stampanti.

Gli effetti biochimici e sistemici di questo metallo possono essere: danni al DNA per spostamento del magnesio e modificazione delle caratteristiche “heterochromatin epigenetica”, l’attivazione della sintesi dei leucotrieni B4 nei granulociti, l’induzione di sensibilizzazione allergica (Klein et al, Pathobiology 1994; 62 :. 90 8).

Palladio: importanti fonti di esposizione sono; leghe dentali per protesi, gioielli, coloranti, piercing.

Gli effetti biochimici sistemici di questo metallo possono essere: stress ossidativo, maggior consumo di glutatione, induzione della sensibilizzazione allergica (Mukhtiar et al, J Pharm Sci Pak 2013; 26 :. 131-5).

Mercurio: importanti fonti di esposizione sono; amalgama dentale, pesce, frutti di mare, lampade a risparmio energetico, luci al neon, detergente per lenti a contatto.

Gli effetti biochimici sistemici di questo metallo possono essere: riduzione delle prestazioni di disintossicazione, inibizione della glutatione perossidasi, vicariazione degli oligoelementi ferro e rame, disfunzione mitocondriale, stress ossidativo, conversione dei batteri intestinali in metil-mercurio, passaggio della barriera emato-encefalica, l’induzione di sensibilizzazione allergica (Farina et al. , Neurochem Int. 2013; 62: 1-20).

Argento: fonti importanti di esposizione sono; filtri per l’acqua potabile, antisettici, sviluppi fotografici, prodotti tessili, cosmetici, amalgama dentale ed altre leghe dentali, gioielli.

Gli effetti biochimici sistemici di questo metallo possono essere: reazioni con i gruppi tiolici ed altri gruppi funzionali di proteine/enzimi, distruzione delle membrane cellulari, sconvolgimento del metabolismo mitocondriale, induzione della sensibilizzazione allergica (Garcia-Reyero et al, Environ Sci Technol 2014; 48: .. 4546-55) ,

Zinco: fonti importanti di esposizione includono; lattine di cibo e bevande, monili, amalgama dentale ed altre leghe dentali per protesi, cementi dentali, prodotti per la cura dei denti (fluoruro di stagno), vernici, polvere di toner delle stampanti.

Gli effetti biochimici sistemici sull’organismo possono essere: induzione di sensibilizzazioni allergiche. I composti di stagno organici, altamente tossici, non possono essere distinti dallo stagno inorganico, meno tossico, con il metodo utilizzato (Pagliarani et al, Toxicol In Vitro 2013; 27: 978-90 ..).

Soprattutto nello stress cronico, l’analisi multi-elemento dell’urina, dopo somministrazione di agenti chelanti (DMPS, DMSA, EDTA) spesso è preferito in un ambiente medico qualificato, piuttosto di una banale analisi dell’urina basale. Gli agenti chelanti legano i metalli pesanti immagazzinati nel tessuto e li portano alla escrezione renale.

Una successiva analisi multi-elemento di urina fornisce informazioni sulla esposizione totale cumulativa dell’organismo. La chelazione dei rifiuti metallici è, allo stesso tempo, diagnostica ed – usata in modo curativo – riducendo così al paziente, il carico pesante del metallo esistente.

Gli effetti biochimici della contaminazione da metalli sono: lo stress ossidativo e l’infiammazione.

Anche se non c’è sensibilizzazione al metallo, lo stress metallico può danneggiare l’organismo.

I medici biologici possono studiare e quantificare alcuni di questi effetti non allergici, utilizzando i parametri di laboratorio più appropriati.

I metalli possono innescare l’attivazione immunitaria cronica.

A differenza dell’allergia di tipo VI, una tale risposta infiammatoria è dovuta all’attivazione del sistema immunitario.

I parametri indicativi nel siero sono: le citochine TNF-α, l’interleuchina-6 e la CRP, che sono considerati altamente sensibili quali specifici marcatori infiammatori. 

Inoltre, è una caratteristica comune di molti metalli causare uno stress ossidativo.

I radicali liberi risultanti, attaccano le strutture cellulari e le macromolecole – come il DNA – e costituiscono la base per numerosi effetti citotossici e mutageni del metallo.

Un parametro di laboratorio affidabile per quantificare lo stress ossidativo è LDL malondialdeide modificato (MDA-LDL) rilevabile però nel siero.

Di grande importanza per la loro tossicità, è anche l’interazione dei metalli con la mucosa intestinale.

I metalli contenuti nel cibo o rilasciati delle protesi dentali, possono danneggiare la mucosa e, quindi, aumentare la permeabilità intestinale.

Un’aumentata permeabilità della parete intestinale, a sua volta, aumenta l’assorbimento sistemico dei metalli dall’intestino.

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